Ficarra per Tomasi di Lampedusa, intervista a Maria Antonietta Ferraloro

 

Come mai ha avuto la curiosità di analizzare un personaggio come Tomasi di Lampedusa?

Tomasi di Lampedusa è tra i più importanti esponenti del ‘900 letterario: uno degli autori più tradotti, studiati e letti al mondo. Tuttavia, nella scelta di occuparmi di lui, ha avuto un grande rilievo una motivazione decisamente personale. Nel lontano 1943, infatti, il Principe giunse in un piccolo borgo dei Nebrodi di nome Ficarra, e vi rimase per alcuni mesi. In quel paesino io ho vissuto sino ai vent’anni, assorbendo le storie e i racconti legati al soggiorno di questo uomo straordinario e al suo romanzo, Il Gattopardo, dentro cui si favoleggiava che potesse esservi traccia di Ficarra.

Qual è la sua formazione?

Ho una formazione umanistica. Sono laureata in Materie Letterarie e ho un dottorato di ricerca in Storia della Cultura. La compresenza di questi due percorsi assolutamente complementari tra loro, anche se dissimili per statuto epistemologico, si è rivelato vincente nel mio libro. Non ho mai disgiunto l’esegesi letteraria dalla ricognizione storiografica. Attribuisco a questo il merito, riconosciuto da critici di estrazione assai diversa, di essere riuscita a mettere a fuoco Tomasi e il suo capolavoro da un’angolazione inusuale.

Che cosa ha rappresentato per Lei questo autore?

Tomasi mi ha offerto una straordinaria opportunità di crescita, umana e professionale. Innanzitutto, mi ha consentito di recuperare le mie radici, il senso profondo dell’appartenenza alla Sicilia, terra meravigliosa e complicatissima, segnata da mille problemi, ricca di cultura. Mi ha permesso, poi, naturalmente, di mettermi alla prova. Sono una lettrice onnivora e compulsiva. Qualche anno prima avevo esordito in ambito narrativo con una raccolta di racconti. Non ero certa di essere in grado di scrivere un saggio.

Gioacchino Lanza Tomasi ha definito il suo libro “Un saggio pieno di novità e dalla bibliografia importante”

E’ un giudizio lusinghiero, che ha avuto sicuramente un suo peso nel successo del libro. Immagino che abbia apprezzato il fatto che il saggio non si limiti a ricostruire, su basi rigorosamente documentarie, un periodo sino a ora sconosciuto, della biografia del padre, ma che offra, soprattutto, una rilettura cronotopica del Gattopardo. Nel mio libro ho cercato di indagare la lingua dei rapporti spaziotemporali utilizzata dall’autore, mettendone in rilievo la grande valenza innovativa, la sua straordinaria modernità. Mi preoccupo, però, anche di riscostruire la preistoria narrativa del romanzo e il lungo apprendistato del principe scrittore, soffermandomi sul proficuo rapporto che egli intrattenne con le opere dell’ avanguardia anglosassone –e quelle della Woolf in particolar modo.

Quanto è importante Ficarra per Tomasi di Lampedusa? E questi luoghi per la struttura del romanzo?

La rilevanza di Ficarra, nella cartografia gattopardiana, è indubbia. In fase di stesura del romanzo, lo scrittore riprese e rielaborò in chiave narrativa echi, suggestioni, episodi e personaggi riconducibili al paese. La limitatezza temporale di quel soggiorno ha tratto tutti in inganno. Non ci si era soffermati su un elemento fondamentale: i mesi ficarresi di Tomasi di Lampedusa si situano in un contesto storico particolarissimo. Il Principe giunse nel borgo alla fine del luglio del 1943 e se ne andò via nella prima decade d’ottobre di quello stesso anno. Si trovò dunque a vivere, proprio lì, in quel luogo, alcuni degli eventi cruciali della Seconda guerra mondiale, quali la caduta del Fascismo; l’annuncio dell’Armistizio. E poiché Tomasi non era soltanto un grande scrittore, ma anche un fine storico, era evidente che questo fatto dovesse lasciare una traccia dentro di lui… Un esempio su tutti. Ficarra entra in gioco nell’ideazione di uno dei segmenti narrativi più importanti dell’intero Gattopardo, quello che ruota attorno al ritrovamento del cadavere di un soldatino borbonico trovato morto nel giardino di Villa Salina. 

Che cosa Le ha dato questo libro?

Mi ha dato molto. Il saggio è stato apprezzato dalla critica, ma anche dai lettori. E’ stato finalista al Premio Brancati ed è anche andato in ristampa a pochi mesi dalla prima uscita. Scuole e università mi invitano a tenere seminari su Lampedusa. E’ successo inoltre una cosa del tutto imprevedibile e molto bella. Il libro sta facendo conoscere ovunque Ficarra come “luogo del Gattopardo”, consentendole di beneficiare di un vero e proprio fenomeno di turismo culturale. Ciò potrebbe permettere il rilancio di un borgo incantevole, ricco di storia, di bellezze paesaggistiche e, naturalmente, di memorie letterarie, ma escluso, sino a ora, dai circuiti promozionali. 

l'Associazione

Associazione Sulle Tracce del Gattopardo

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